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Intervista a Caberlon Caroppi Hotel&Design

published on: 31 luglio 2013
Intervista a Caberlon Caroppi Hotel&Design
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese? 
Chiara Caberlon: Ciò che si evince subito lavorando all’estero è il diverso approccio da parte della committenza che esige un rigoroso e chiaro rispetto di budget, tempistica e qualità del prodotto. Questi tre elementi fondamentali devono sempre interfacciarsi durante tutto l’iter progettuale. Ciò si collega direttamente alla rilevanza che viene data alla figura professionale dell’architetto: una volta stabilite e approvate le linee guida, l’architetto assume il ruolo di responsabile generale e il suo compito è quello di guidare il progetto fino alla fine, risolvendo le problematiche e coordinando tutte le altre figure specialistiche. Per quanto riguarda le criticità, una su tutte è, ovviamente, la distanza. In un lavoro in cui essere presenti in loco è fondamentale, la prima cosa che facciamo quando accettiamo un lavoro all'estero è strutturare il personale in modo da avere un partner sempre a disposizione nel Paese ospitante, meglio se del luogo. Un po' come abbiamo fatto ultimamente per Mosca, dove abbiamo coinvolto figure professionali russe, ma con basi anche in Italia, così da avere un facile interscambio linguistico e logistico tra i due Paesi.
Suite: Dalla sua esperienza in un contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza?
Chiara Caberlon: Gli spazi più importanti nelle strutture ricettive sono senz’altro il lounge bar e il ristorante. All'estero, molto più che in Italia, questi spazi sono sfruttati da tutti i cittadini, non solo dai soli ospiti dell’albergo. Anche nel nostro Paese si può usufruire di bar e ristoranti, soprattutto negli hotel di alto livello o ‘alla moda’, ma spesso questa offerta è poco pubblicizzata o non ben percepita dai cittadini. 
Suite: Quanto incide la cultura locale nell’identità della sua firma di design?
Chiara Caberlon: Per noi le tradizione locali rappresentano il primissimo approccio al progetto. E' il genius loci che ci guida durante tutto il percorso progettuale. Legare un progetto al luogo rispettandone usi e cultura è fondamentale a tal punto che abbiamo sviluppato il concept "Room under the Moon, Naturally Resort" proprio per concretizzare la nostra idea di "resort integrato". 
Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere in un opera all’estero?
Chiara Caberlon: Innanzitutto ciò che ci preme "esportare" è il Made in Italy in tutte le sue forme, da quelle intellettuali a quelle produttive e artigianali. Generalmente le aziende che lavorano con noi devono avere una visione globale del mercato, una divisione contract eccellente e devono farsi garanti di un prodotto di qualità che non danneggi l’immagine della produzione italiana e, quindi, del progetto stesso e dei professionisti che vi hanno lavorato. In Italia non è difficile avere prodotti di qualità, dalle falegnamerie, all’illuminazione, ogni campo ha le sue eccellenze. 

Intervista a cura di Cristina Donati 
Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

Per saperne di più su: CABERLONCAROPPI ITALIAN TOUCH ARCHITECTS

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