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Intervista a Daniela Rossi Cattaneo

published on: 31 luglio 2013
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese? 
Daniela Rossi Cattaneo: Il punto è molto complesso quindi è difficile dare opinioni. La complessità deriva da un aspetto di tipo culturale. Non ci sono né vantaggi né criticità; il problema è di altra natura, dal mio punto di vista penso sia innanzitutto un problema di comunicazione, di capire con chi stiamo parlando e di che cosa. E’ anche un importante problema di organizzazione. All’estero, ove il committente è generalmente una catena alberghiera, è comunque più semplice lavorare perché il  best practice per le lavorazioni è conosciuto e si condividono linguaggi operativi internazionali  di tipo anglosassone.  Nel nostro Paese è più difficile perché è più raro condividere questi linguaggi in quanto frequentemente le proprietà sono famigliari, e generalmente  sono meno abituate a valutare le problematiche in modo integrato. 
Suite: Dalla sua esperienza in un contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza?
Daniela Rossi Cattaneo: All’estero gli spazi per l’ospitalità a cui dare maggiore importanza, dipendono da alcuni fattori tra cui gli standard della catena, dimensioni dell’hotel, fattori ambientali, climatici e culturali. In genere lo spazio comune è il biglietto da visita di uno stile e di un gusto che anticipa coerentemente gli spazi privati. Ovunque il settore Food & Beverage in particolare è fondamentale per la cultura della rendita e del servizio nei confronti della clientela, così come il concetto del benessere.
Suite: Quanto incide la cultura locale nell’identità della sua firma di design? 
Daniela Rossi Cattaneo: Cultura e tradizioni locali sono aspetti di grande rilevanza, nei Paesi stranieri sono molto graditi i designers che dimostrano sensibilità per questi temi. Pertanto il concetto di “identità” deve mettersi in gioco con quello di ‘località’, personalmente trovo interessante aderire a nuove stimolazioni, prediligo l’individualità all’identità, penetro con curiosità  i nuovi aspetti sia quelli formali che quelli legati all’uso ed alla lavorazione della materia secondo metodi tradizionali ma anche fortemente innovativi. Penso che ‘la contaminazione’ tra le culture sia allo stato attuale il fenomeno più interessante che non si contrappone alle tendenze classico o minimalista ma che, quale interprete delle pulsioni contemporanee si pone all’attenzione non come una nuova tendenza, bensì quale fenomeno formale globale in process. 
Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere in un opera all’estero?
Daniela Rossi Cattaneo: Non ho una selezione di aziende preferite, valuto di volta in volta perché preferisco coinvolgere le aziende esperte su diversi Paesi, che abbiano una struttura che garantisca tutto il processo delle lavorazioni alla maniera dei General Contractor; che abbiano l’ufficio tecnico interno per lo sviluppo degli esecutivi per la produzione, le ricerche, le lavorazioni, il controllo qualità, il sistema commerciale con competenze linguistiche, doganali, di import/export, di trasporto e di montaggio ecc. secondo concetti di organizzazione industriale. Privilegio, per quanto riguarda le aziende di prodotto e che abbiano il settore contract ‘in casa’, quelle che sono disponibile ed aperte nei confronti dell’idea progettuale globale del progettista.

Intervista a cura di Cristina Donati 
Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

Per saperne di più su: DANIELA ROSSI CATTANEO

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