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Intervista a Karim Rashid

published on: 28 agosto 2014
Intervista a Karim Rashid

Ha disegnato alberghi, appartamenti, collezioni di arredi outdoor, stoviglie e soluzioni di packaging per linee di cosmetici. L’estro di Karim Rashid non si ferma certo di fronte ai settore merceologici estranei all’architettura e all’arredo e si riversa piuttosto su tutto ciò che contiene una traccia digitale o di produzione democratica di massa. Diventando il paladino della capacità industriale di garantire oggetti - accessibili ai più - che sappiano includere i requisiti della perfezione, della corretta prestazione, del comfort e della personalizzazione. Questo il suo “credo” e questa la sua missione, che prosegue sin dal 1993 con il medesimo obiettivo e con la medesima ambizione.
Suite: Quanto influisce la cultura locale sull’identità della sua firma di design?
Karim Rashid: Come progettista e designer di spazi o oggetti dedicati all’individuo o alla collettività, ritengo fondamentale imparare ad interpretare una data situazione contestuale. Cerco di sperimentare il rapporto tra il luogo e la sua cultura in ogni progetto. Questo tipo di relazione non considera tanto il concetto di forma al proprio centro quanto piuttosto quello dello spirito che viene restituito.
Per quanto riguarda il settore del prodotto industriale, il mio proposito è sempre quello di assecondare il più possibile i punti di forza del cliente, enfatizzando l’eccellenza della loro produzione: declino così con grande attenzione i materiali con cui l’azienda è riconosciuta, che possono essere il vetro, la vetroresina, il legno o ancora la tecnica di stampaggio rotazionale.
Nel caso di interventi di interior design, invece, inizio l’elaborazione del concept dopo un attento studio della cultura locale. Il mio lavoro si “imbeve” delle tracce palesi o silenti del territorio e, pur mantenendo una indubbia riconoscibilità, acquista dettagli profondamente radicati in esso. Il design non deve essere un atto egoistico, ma collaborativo verso le molteplici situazioni eterogenee esistenti.
Suite: Qual è la sua interpretazione del concetto di lusso?
Karim Rashid: Il buon design deve prescindere dal concetto di lusso e dall’eccessiva originalità. Oggi il lusso è un comfort senza soluzione di continuità che mette al primo posto l’idea dell’innovazione e della tecnologia a servizio dell’individuo: spazi, materiali e luci che rispecchiano l’era digitale in cui siamo immersi. Il lusso può essere per esempio il raggiungimento di una perfetta illuminazione all’interno di un’area ristorante. Il lusso è una nuova esperienza fluida, priva di confini netti, completamente rinnovata rispetto al passato. Prima si usava infatti questo termine per identificare l’idea di una prestazione superiore, di un materiale più pregiato e più costoso, di un’estetica più evoluta, di un oggetto artigianale prezioso. Il punto di svolta, che ha incrinato questa mentalità diffusa, si identifica con l’avvento di tecnologie di produzione così sofisticate e così perfezionate da consentire alla macchina di realizzare un lavoro migliore rispetto a quello della mano umana.
Un orologio che costa 40 euro potrebbe essere in grado di tenere il tempo meglio di un Rolex o un paio di jeans di H&M potrebbe essere migliore di un analogo prodotto da 350 euro. La produzione di massa ha dato origine ad un lusso democratico e le tecnologie robotiche sono in grado comunque di garantire una personalizzazione e una differenziazione degli oggetti di produzione. Questo io lo chiamo “artigianato digitale” e dà vita a prodotti di alta qualità, di alto design, eccellente estetica e utilizzo assolutamente accessibili alla collettività.
Suite: Su quali progetti sta attualmente lavorando?
Karim Rahid: Sto lavorando alla definizione di 4 edifici a New York, sul condominio “Kado Karim” a Jurmala, in Lettonia, e su alcuni sviluppi residenziali a Toronto, Tel Aviv, Miami e San Pietroburgo. Per quanto riguarda il settore dell’ospitalità, sto invece concludendo il Prizeotel Ad Amburgo, il Sir Benjamin Hotel a Tel Aviv, e strutture ricettive in Malesia, Memphis e in Tennessee.
Lavori a cui sono affiancate le mie sperimentazioni sul prodotto, in particolare con Riva 1920, LG Hausys e con alcune aziende brasiliane e spagnole. Sto scrivendo due libri, sto organizzando alcune mostre, ideando una collezione di gioielli e una linea di smalti per le unghie. Infine, ho appena aperto un nuovo ufficio a Shenzhen dove sto progettando casalinghi, elettrodomestici, stoviglie e molti altri prodotti.
Suite: Parlando di interior design, qual è l’elemento dell’italian style che preferisce?
Karim Rashid: Devo molto all’Italia. Ho lì più di 30 clienti e francamente gli italiani sono così appassionati ed esperti nel settore del design e dell’arredo che mi permettono di sperimentare molto più di quanto riesca a fare in altri paesi. Questa “audacia” la dimostravano già negli anni ’60, portando avanti i tentativi radicali di Sottsass, Bellini, Super Studio, Gaetano Pesce, Joe Colombo, Andrea Branzi. E’ questo l’elemento di maggior valore dell’Italia e della sua storia.
Suite: Considerando il settore dell’ospitalità, quali sono secondo lei i maggiori trend del momento?
Karim Rashid: Uno dei fenomeni più interessanti del settore alberghiero, da sempre, è quello di avere una durata temporale decisamente breve per cui è necessario creare un’esperienza stimolante, come avviene durante una commedia teatrale o in un evento di intrattenimento. E’ necessario spingere le persone a vivere qualcosa di mai provato prima all’interno della loro abitazione o altrove.
Personalmente, preferisco un tipo di progettazione che sappia trascendere le mode e i trend passeggeri per adoperarsi invece più attivamente alla ricerca di nuove declinazioni vernacolari legate all’ambito digitale. Per la definizione del concept di una struttura ricettiva, considero cinque punti o “comandamenti” fondamentali: la stanza deve avere un’atmosfera contemporanea e deve essere perfettamente progettata, l’esperienza sensoriale prodotta deve essere intensa, la costruzione e l’operazione economica devono riuscire secondo una logica di sostenibilità, deve essere garantita la tecnologia totale ed infine la presenza di una palestra e di una zona benessere confortevoli.
Suite: La normativa e i regolamenti edilizi possono costituire un vincolo alla creatività del progettista nel settore alberghiero?
Karim Rashid: Ho sempre creduto che i vincoli debbano essere letti come un’opportunità e non come un problema. Per esempio ora sto lavorando, in Germania , allo sviluppo di un albergo che deve essere estremamente economico pur offrendo comfort e dettagli di un boutique hotel di fascia alta. Oltre ad un’atmosfera quasi spirituale, ho progettato uno spazio dai requisiti sonori, olfattivi ed estremamente tecnologici senza un dispendio di elevate risorse da parte della proprietà. Ogni camera ha un costo di costruzione di 3.500 euro e con questa cifra intendo compresi arredi, sanitari, rivestimenti e sistemi domotici.
Suite: L’integrazione delle competenze, dall’illuminotecnica all’arredo, è fondamentale per una buona riuscita del progetto. Come viene organizzato il suo percorso progettuale affinché vi sia sempre il massimo controllo di tutti gli ambiti specialistici?
Karim Rashid: Quando arrivo in ufficio cerco sempre di rispondere alle e-mail, incontro i vari responsabili di progetto e i collaboratori, schizzo, scrivo articoli, lavoro su nuove proposte. Mi capita spesso di revisionare 10 progetti al giorno. La complessità e la quantità di lavori è controllata anche grazie a professionisti qualificati che compongono il mio team: posso contare su ingegneri, architetti, grafici, interior designer, esperti di comunicazione e branding. Il gruppo è costituito da circa 15-18 persone: una quantità che mi permette di coordinare ed esaminare con grande attenzione ogni dettaglio.

Per saperne di più su: KARIM RASHID

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