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Intervista a Lenzi Consultant

published on: 31 luglio 2013
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese? Braccio Oddi Baglioni: Effettivamente la modalità con cui è necessario affrontare una progettazione alberghiera fuori dall’Italia è molto diversa rispetto al mercato domestico. C’è innanzitutto un problema di cultura architettonica e sociologica diversa: il primo sforzo è cercare di entrare nella mentalità dell’interlocutore e del paese. Personalmente non credo nella teoria dell’international style per cui un albergo ha degli stili comuni in tutti i paesi del mondo; al contrario il valore aggiunto che l’architetto italiano deve saper dare è proprio nella capacità d’interpretare la cultura locale, al contrario delle grandi firme anglosassoni che tendono ad esportare la loro cultura. Suite: Dalla sua esperienza in un contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza? Braccio Oddi Baglioni: Nella mia esperienza di lavoro, soprattutto in Medio Oriente, le parti che vengono curate con maggior dettaglio sono quelle attigue alle grandi Hall. Mi riferisco a quelle che in Italia sono considerate stanze meeting, ma nei paesi nordafricani vengono utilizzate per stare anche per periodi abbastanza lunghi a dialogare, cioè qualcosa a metà strada fra il privè di un bar e una sala riunione.  Questo avviene perchè in questi paesi sono pochi i luoghi di aggregazione, il grande albergo diventa il posto naturale dove incontrarsi e parlare. Suite: Quanto incide la cultura locale nell’identità della sua firma di design? Braccio Oddi Baglioni: Come ho già accennato. non mi permetterei mai di fare operazioni di colonizzazione culturale: ogni volta che inizio un nuovo progetto, provo ad entrare nella mente degli abitanti del posto, più che dei clienti veri e propri.  La mia visione dell’albergo è infatti quella di luogo di aggregazione per la upper class locale, a cui bisogna far riferimento,  oltre a quella tradizionale di tipo business/turistica. Non si tratta evidentemente di operazioni di mimetismo architettonico ma al contrario, di reinterpretazione in chiave moderna delle loro tradizioni non rinunciando all’innesto con la cultura italiana, poiché uno dei motivi per cui veniamo chiamati è proprio la capacità, tutta italiana, d’operazione di sincretismo. Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere in un opera all’estero? Braccio Oddi Baglioni: Sulle aziende purtroppo ci sarebbe da fare un  grosso lavoro per coinvolgere alcuni piccoli ma qualificati artigiani italiani ad affrontare le sfide del mercato estero. Attualmente le aziende disposte a seguirci sono sempre le stesse e questo non giova all’arricchimento dell’offerta. Considerato che il nostro ultimo lavoro è in Algeria, un paese abbastanza vicino all’Italia, stiamo cercando di creare una sinergia spiegando al cliente che il binomio architetto/azienda produttrice non deve essere visto come pericolosa contaminazione ma come valore aggiunto. Comunque i due grandi settori in cui la necessità dello scambio progettista/azienda è indispensabile sono quelli degli impianti meccanici e dell’interior design; in questi due campi ho trovato grande interesse da parte del cliente finale a seguire le indicazioni del progettista nella selezione delle aziende, anche perché sono due campi di eccellenza italiana. Intervista a cura di Cristina Donati Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

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