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Intervista a Marco Piva

published on: 31 luglio 2013
Intervista a Marco Piva
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese?
Marco Piva: Sia in Italia che all’estero, ci sono dei vantaggi e delle aree critiche nel settore alberghiero. All’estero, in senso positivo, i ruoli previsti in una progettazione sono molto più strutturati e universalmente riconosciuti rispetto all’Italia, dove storicamente l’architetto è abituato a fare un po’ tutto.  Se da una parte è un vantaggio, dall’altra può essere una criticità, perché il progettista si trova da solo a dover gestire un maggior numero di referenti e una macchina organizzativa più complessa. Rispetto al mercato italiano, all’estero, c’è quindi meno flessibilità: una condizione che può comunque essere considerata una positività o criticità a seconda dei punti di vista.
Suite: Dalla sua esperienza nel contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza?
Marco Piva: A livello di budget, la proporzione maggiore viene sempre destinata alla camera e al bagno, rispetto alle aree comuni.  Quasi sempre, infatti, si comincia con la progettazione della camera tipo e del bagno, che occupano la maggior parte delle risorse iniziali. E’ anche vero che, ultimamente, anche in Italia, tutta una serie attività alberghiere (spa, ristorante, zona fitness) si sono aperte all’esterno: una situazione che all’estero è già consolidata.  L’area pubblica, che ha più possibilità di variazioni ed adeguamenti nel tempo, ha un investimento in termini di immagine, di scenografia e racconto, ma che non necessariamente corrisponde al budget economico.
Suite: Quanto incide la cultura locale nell’identità della sua firma di design?
Marco Piva: Noi cerchiamo sempre di fare riferimento a quello che è il territorio locale. Ad esempio, in Senegal, dove ci stiamo occupando di un Hotel 5 stelle lusso a taglio business di una catena internazionale,  abbiamo cominciato lo sviluppo del progetto proprio dalla ricerca sul territorio senegalese e dalla cultura degli artisti locali.
Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere ai suoi clienti all’estero?
Marco Piva: Tendenzialmente, preferiamo proporre aziende italiane perché riteniamo che abbiano delle qualità importanti da comunicare, e poi desideriamo anche esportare il modello di Made in Italy all’estero. Chiaramente dipende sempre dal tipo di progetto che stiamo affrontando.  Se ad esempio lavoriamo in un territorio che ha delle particolarità interessanti (come tessuti, legni etc), allora facciamo riferimento a situazioni locali, ma dove possibile, cerchiamo sempre di affiancare e quindi di far emergere le tipicità italiane.

Intervista a cura di Cristina Donati 
Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

Per saperne di più su: STUDIO MARCO PIVA

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