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Intervista a Matteo Nunziati

published on: 31 luglio 2013
Intervista a Matteo Nunziati
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese?
Matteo Nunziati: Per quanto riguarda i vantaggi, è doveroso sottolineare che all’estero ci sono opportunità molto maggiori rispetto alla realtà Europea. Un esempio è l’inaugurazione dell’Hotel Radisson Blue a Dubai Marina, una torre di 20 piani con oltre 320 appartamenti che un giovane progettista con meno di 40 anni, come me, non avrebbe neanche potuto immaginare di realizzare in Italia, sia per la burocrazia che per la nota mancanza di riconoscimento del merito nel nostro paese. Oggi le maggiori opportunità si concretizzano nei paesi così detti emergenti, che oramai sono più ‘emersi’ di noi! Le stesse dinamiche si sono riproposte in Qatar dove abbiamo in costruzione il lussuoso Fraser Suites di Doha e, in India, dove stiamo inaugurando la prima Trump Tower. Interventi a scala imponente che rappresentano anche una scuola progettuale che il nostro paese non è più in grado di offrire ai suoi giovani designer.  I limiti sono invece associabili alla gestione amministrativa e cantieristica di questi complessi che richiedono il coinvolgimento di partner locali.  Il design rimane totalmente Made in Italy, ma il processo realizzativo non può essere interamente controllato da noi.
Suite: Dalla sua esperienza nel contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza?
Matteo Nunziati: Viviamo un momento di grande cambiamento.  La stessa Cina subisce gli effetti della crisi globale e il costo di un soggiorno alberghiero è quintuplicato negli ultimi cinque anni. Assistiamo ad una flessione che provoca una forte inversione di tendenza e cioè, se prima del 2008, si tendeva a prediligere la qualità negli spazi di rappresentanza, oggi  è fondamentale offrire una qualità diffusa di tutti gli ambienti, dalla lobby, alle camere, ai dettagli del product design.
Suite: Quanto incide la cultura locale nell’identità della sua firma di design?
Matteo Nunziati:
Il contesto locale riveste un’influenza fondamentale.  Nei nostri alberghi, in Qatar, India, Medio Oriente, dobbiamo tener presente le esigenze e le tradizioni del posto, come ad esempio la presenza del feng shui  nelle spa in Cina, oppure i percorsi separati per uomini e donni in Medio Oriente.  Anche dal punto di vista estetico, bisogna capire le radici della cultura locale. Bisogna cambiare mentalità, non siamo più i colonizzatori del gusto e dobbiamo accettare lo scambio tra mondi diversi che possono anche arricchire entrambi.   Negli ultimi anni il mercato dominante era quello europeo che imponeva un design essenziale e minimalista.  I paesi extraeuropei apprezzano la contemporaneità ma anche la valorizzazione dei loro materiali; in India, ad esempio, amano il legno ed il marmo coniugati con linee più ricche e fluide. Al Salone del Mobile è possibile vedere questo nuovo trend contemporaneo, caratterizzato da linee più morbide e plastiche.  Così, dobbiamo accettare la sfida di mettersi in discussione e di saper interpretare la cultura di altri paesi, senza però perdere la nostra identità.
Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere e suggerire ai suoi clienti all’estero?
Matteo Nunziati:
Quando si lavoro in paesi lontani come quelli di cui stiamo parlando, si deve scegliere aziende che oltre ad offrire ottimi prodotti, siano anche garanzia di qualità.  Lavorare con aziende “no-brand” rischia di scatenare la battaglia del prezzo con i produttori locali.  La riconoscibilità di marchi come Molteni & C., Flou, Poliform, Teuco, Matteograssi ed altre, sono invece sigillo di qualità che fanno grande l’arredamento italiano nel mondo.

Intervista a cura di Cristina Donati 
Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

Per saperne di più su: MATTEO NUNZIATI

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