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Intervista a Maurizio Lai

published on: 1 ottobre 2014
Intervista a Maurizio Lai

Ha iniziato a lavorare come scenografo per alcune delle principali società televisive italiane, disegnando allestimenti e installazioni di effetto che sapessero catturare l’attenzione del pubblico enfatizzando l’essenza dei differenti programmi. Un’esperienza fondamentale per Maurizio Lai, che ancora oggi fa del progetto una poetica di immagine stimolante e dinamica, una quinta seducente per il teatro degli attori e degli spettatori comuni. Al punto che il suo stile può essere definito come uno dei più interessanti e dei più curiosi nel panorama contemporaneo italiano: uno stile fatto di sapere artigianale, di attenzione all’interazione tra gli innumerevoli dati, di conoscenza approfondita della materia e di istintivo senso per l’interpretazione dei luoghi e delle loro funzioni.
SUITE: Come nasce la tua specializzazione nella progettazione di spazi dell’accoglienza per la ristorazione?
Maurizio Lai: Non si tratta propriamente di una specializzazione quanto piuttosto dell’applicazione di un processo scenografico, che costituisce realmente la base di partenza della mia attività di progettazione e realizzazione, ad altre opportunità di espressione. Nel caso specifico l’opportunità di approfondire la tematica degli spazi dell’accoglienza è stata offerta dal gruppo CIR, che mi ha coinvolto nello sviluppo di una serie di punti di ristorazione a Milano. L’idea di fondo dell’investitore era quella di creare degli spazi diversi uno dall’altro, molto ricchi da un punto di vista dell’immagine, in controcorrente con l’impostazione standardizzata dei locali a marchio unico della concorrenza.
SUITE: Come agisce il differente target gastronomico sul progetto di interior design per la ristorazione?
Maurizio Lai: Il linguaggio che il progetto utilizza coinvolge inequivocabilmente l’utente: l’ambiente che si viene a creare è l’anticamera del servizio, a sua volta uno strumento per fidelizzare il cliente. I progetti devono rispecchiare sicuramente specifiche indicazioni di budget, frutto di uno studio di fattibilità a monte del processo, che limitano e sostengono determinate scelte in fase di produzione. Se da un lato potrebbe non essere appropriato delineare un’immagine troppo costosa se il target è di fascia media, dall’altro l’esperienza mi insegna che vinta una certa diffidenza iniziale da parte dell’utente, un ambiente creativamente ricco e curato è sempre sinonimo di gratificazione. Per esempio Idea Mediterranea, a cui ho lavorato pochi anni fa, è di fatto un self service in cui il costo del pasto è molto basso ma il livello estetico estremamente raffinato; un caso che io considero assolutamente democratico.
SUITE: Hai affrontato negli anni numerosi progetti nel settore della ristorazione. Ci sono degli elementi che ami reiterare nei differenti interventi?
Maurizio Lai: Personalmente cerco di realizzare ogni volta un progetto originale e unico. Sicuramente è possibile intuire un’impostazione analoga per quanto riguarda alcuni aspetti delle realizzazioni, come ad esempio il trattamento di tutte le superfici e le loro dimensioni: pavimenti, pareti e soffitti diventano nei miei concept una pellicola da personalizzare in una sorta di continuità estetica.
SUITE: Dai vostri interventi traspare un’attenzione particolare nei confronti dell’aspetto illuminotecnico all’interno dei locali. Qual è la vostra interpretazione del tema della luce per la ristorazione?
Maurizio Lai: Una volta soddisfatte le esigenze propriamente illuminotecniche, la luce riveste un aspetto decisamente emotivo: serve infatti a creare movimento e interesse spezzando lo spazio. Mi interessa particolarmente la poesia di come l’occhio percepisce le varie fonti di luce, che interagiscono con le diverse tipologie di materiali , lucidi, opachi, con gli specchi. Sono attratto dall’aspetto dinamico che la luce apporta alla configurazione dell’ambiente e dalla stimolazione che ne deriva.
SUITE: Quanto incide la cultura locale nell’identità della tua firma di design?
Maurizio Lai: Direi poco, la mia ricerca è frutto di stimoli eterogenei provenienti da diverse fonti, non necessariamente fondate nella cultura locale, ma nemmeno totalmente estranee. In effetti ad oggi la stessa cultura locale risulta fortemente contaminata.
SUITE: Quali sono i progetti ai quali state attualmente lavorando?
Maurizio Lai: Lo studio è impegnato in una serie di progetti eterogenei: un nuovo ristorante giapponese, diversi progetti residenziali, un eco-resort nell’arcipelago indonesiano, il recupero di un’area urbana a destinazione alberghiera.
SUITE: Le normative e i regolamenti edilizi possono costituire una limitazione alla creatività del progetto contract?
Maurizio Lai: La normativa rappresenta il perimetro entro cui agire, la base della progettazione, la creatività può esserne limitata solo in fase iniziale. Un discorso diverso è invece rappresentato dalla burocrazia.

Di Beatrice Vegetti
Pubblicato su Suite n. 171 ottobre 2014

Per saperne di più su: LAI STUDIO

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