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Intervista a Piero Lissoni

published on: 31 luglio 2013
Intervista a Piero Lissoni
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese? 
Piero Lissoni: Quando comincio a lavorare ad un nuovo progetto, penso sia importante conoscere le tradizioni e la cultura del luogo, in Italia o altrove nel mondo.  Lavorare in paesi lontani richiede una comprensione che se da un lato è difficile, dall’altro è una sfida personale per esplorare soluzioni che non avrei altrimenti immaginato. 
Suite: Dalla sua esperienza in un contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza?
Piero Lissoni: La lobby è per me come un’architettura dentro l’architettura.
Suite: Quanto incide la cultura locale nell’identità della sua firma di design?
Piero Lissoni: Interpreto l’identità del luogo in chiave contemporanea.  Cito come esempio il Conservatorium Hotel, che abbiamo realizzato ad Amsterdam:  il progetto nasce dalla valorizzazione dell’edificio pre-esistente, introducendo volumi semplici che galleggiano nello spazio e cambiano l’incidenza della luce. 
Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere in un opera all’estero?
Piero Lissoni: Amo lavorare con le aziende con le quali collaboro durante tutto l’anno come designer e art director. A volte nel progetto sono necessari arredi disegnati su misura; altre volte aggiungo manufatti artigianali o opere d’arte di artisti locali, scelti attraverso una ricerca condotta sul territorio. 

Intervista a cura di Cristina Donati 
Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

Per saperne di più su: LISSONI ASSOCIATI

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