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Intervista a Simone Micheli

published on: 31 luglio 2013
Intervista a Simone Micheli
Suite: Come giudica i vantaggi e le criticità della progettazione alberghiera all’estero rispetto al nostro paese? 
Simone Micheli: Quando ho occasione di lavorare in Italia posso contare sullo straordinario apporto di tutta una serie di realtà produttive con cui collaboro da tantissimi anni. Oltre a standard qualitativi altissimi, il grande vantaggio di avere un fornitore ‘amico’ significa poter delegare nell’assoluta certezza di usare un codice linguistico comune, senza soffrire ‘quell’ansia da cantiere’ che affligge chiunque quando deve affidare la propria storia progettuale alla professionalità di qualcuno che non conosce. All’estero, specialmente nei nuovi mercati emergenti, c’è spesso il grande vantaggio di poter lavorare su eclatanti entità, dove l’Albergo diventa lo status-symbol di quel paese nel mondo. A Dubai, dove a breve aprirò un nuovo Studio, l’Hotel rappresenta uno strumento per affermare l’identità di una società in fermento, un simbolo, un’opera che identifica la direzione che il Paese vuole percorrere: così, attraverso la sperimentazione, il lusso e, a volte, l’eccesso, l’architettura aiuta a determinare la memoriabilità dei luoghi. 
Suite: Dalla sua esperienza in un contesto estero, quali ritiene siano gli spazi per l’ospitalità, pubblici o privati, a cui viene attribuita maggior importanza? 
Simone Micheli: L’approccio progettuale contemporaneo deve essere omnicomprensivo. Se fino a qualche anno fa si poteva puntare su micro mondi, oggi ogni struttura di un certo livello deve poter contare su servizi che, una volta erano optional, ma che oggi sono standard. Ciò su cui si concentra il lavoro del progettista è la capacità di far vivere all’ospite un’esperienza che vada oltre l’ospitalità. Spazi privati e pubblici si devono quindi fondere in un armonico equilibrio, valorizzando il contesto in cui sorge la struttura ma anche incorporando il ‘mood’ e la cultura locale in modo da legare indissolubilmente il ricordo del soggiorno a quello del viaggio. 
Suite: Quanto incidono le tradizioni  locali nell’identità della sua firma di design? 
Simone Micheli: Materiali, colori, musica sono da sempre la mia bussola emotiva. Progettare significa elaborare stimoli, prevedere risposte a domande che ancora devono essere poste. Per riuscire a vincere questa sfida è indispensabile lasciarsi cullare dal ‘suono della strada’ e capire quali sono gli aspetti culturali che devono assolutamente essere trasmessi per collocare ogni progetto in una dimensione spazio temporale definita. Io non rinuncio al mio ‘modo’, che deriva però da una contaminazione continua, da una ricerca programmatica ma anche da un’osservazione incantata del mondo che mi circonda. 
Suite: Quali aziende italiane preferisce coinvolgere in un opera all’estero?
Simone Micheli: Cerco sempre di coinvolgere, trasversalmente, plurime realtà italiane nelle mie opere, sia in termini strutturali che di finitura perché la qualità, l'affidabilità, la nobiltà del prodotto italiano non ha pari nel mondo.

Intervista a cura di Cristina Donati 
Pubblicata su SUITE n.164 aprile 2013

Per saperne di più su: SIMONE MICHELI

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