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L'intervista a Claudio Abrami, fondatore di Microdevice

published on: 3 marzo 2017
L'intervista a Claudio Abrami, fondatore di Microdevice
Suite: Sig. Abrami, la sua azienda è una delle più importanti specializzate in “Building Automation”. Come ha raccontato, gli anni in cui nacque il desiderio di realizzare un sistema per gestire gli edifici in modo automatizzato erano gli anni ’80. È nato tutto sui banchi di scuola, da una promessa fatta agli amici del corso di elettronica dell’ITIS. A quei tempi non era facile parlare di domotica, come è riuscito a vincere questa sfida? 
Claudio Abrami: Da trent’anni con tenacia, passione, conoscenza, e credendoci fino in fondo, ponendomi come obiettivo l’usabilità e la longevità di ciò che creavo, prima di tutto per chi l’avrebbe usato nel tempo. Questi sono diventati i valori dell’azienda, che ha mantenuto continua la conoscenza trasversale di elettronica, design e materali. Un altro elemento che ci ha permesso di vincere questa sfida e di rimanere al passo con le tecnologie più evolute è proprio quello di aver dato vita e longevità ad impianti in cui l’unico strumento che è cambiato nel tempo è il computer. Le stesse apparecchiature stanno dando risultati e performance che rispondono ancora agli standard e alle aspettative richieste, ma soprattutto mantengono la ricambistica in linea nel tempo. Per esempio possiamo utilizzare prodotti dell’ultima generazione in ricambio ai prodotti installati nei primissimi impianti del 1989. A 27 anni di distanza, quegli impianti sono ancora attuali, rispondono alle esigenze del mercato, sono collegabili in icloud e a tutti gli strumenti più evoluti. 

Suite: Quali sono le sfide per il prossimo futuro? A quali mercati puntate? 
Claudio Abrami: Le sfide per il prossimo futuro riguardano l’applicazione dei nostri sistemi e delle nostri componenti per ottenere l’automazione in strutture in rinnovamento, edifici storici, senza attuare nessun intervento sulle murature esistenti. Per questo motivo stiamo ultimando la generazione di 4 Digital House, tramite oggetti di design che completino o che permettano la facile installazione mantenendo inalterata l’affidabilità dei sistemi di automazione, oggi banalmente chiamati domotici. Siamo riusciti ad installare gli impianti riducendo l’impatto di tubi e cavi utilizzando spazi delle dimensioni massime di 5x2 cm. Dopo aver sperimentato vari mercati in diversi Paesi quali Emirati Arabi, Argentina, Cuba, Panama, Slovenia, Georgia, Francia, stiamo oggi diffondendo i nostri prodotti nel mercato europeo ed extraeuropeo, non solo attraverso sistemi per hotel, ma anche per ospedali, case di riposo, residenze di prestigio, aziende e uffici. Oggi possiamo vantare l’utilizzo dei nostri componenti universali per ottenere l’automazione in molte strutture, sempre coerenti alle necessità dell’utilizzatore. 

Suite: Uno degli ultimi progetti a cui avete collaborato è quello dell’Hotel Ambassadori a Tbilisi, in Georgia. Un hotel fortemente connotato da arredi e finiture Made in Italy, integrate ad elementi tradizionali georgiani. Come vi siete approcciati a questo progetto? 
Claudio Abrami: Dire che ci siamo approcciati è errato, in quanto è il cliente che ci ha cercato. Grazie ai nostri clienti attuali, che non fanno altro che parlare bene di noi, siamo sponsorizzati in maniera efficace; questo perché su qualsiasi tipo di impianto, nuovo o datato, l’affidabilità e la compatibilità con qualsiasi innovazione ha fatto in modo che i nostri clienti abbiano capito il valore iniziale del loro investimento. Sono loro che comunicano la nostra coerenza nel tempo. Una delle caratteristiche di Microdevice è quella di non abbandonare mai i propri clienti. In particolare per questo progetto, il proprietario dell’hotel cercava il massimo del design e della tecnologia Made in Italy. Facendo delle ricerche e testando di persona i prodotti, ha scelto in modo preciso e puntuale i fornitori. Nel nostro caso l’affidabilità dei prodotti, il loro prestigio e la tecnologia evoluta sono stati fondamentali nella scelta. 

Suite: Quali sono i prodotti che avete utilizzato in questo hotel? 
Claudio Abrami: Nell’Hotel Ambassadori sono state usate principalmente due linee di pannelli, all’esterno delle camere è stata installata la linea Your Light, una linea moderna in vetro, elaborata e personalizzata con i nostri macchinari a laser. All’interno delle camere è stata invece utilizzata la Click&Touch, una linea molto diffusa per il rapporto qualità prezzo. 

Suite: Quali sono i maggiori benefici apportati dall’automazione di una struttura? Quali vengono apprezzati di più dagli ospiti, e quali dai direttori di hotel? 
Claudio Abrami: Uno dei benefici maggiori che un hotel può dimostrare di ottenere grazie all’automazione della struttura è quello di mostrare un segno di innovazione e adeguatezza ai tempi molto elevata. Il primo apprezzamento da parte di chi gestisce l’hotel è proprio questo, insieme all’affidabilità di tutti i prodotti. Nel frattempo, oltre all’innovazione e all’affidabilità, molto apprezzati sono anche gli aspetti che riguardano il risparmio e l’usabilità dei prodotti. Se il cliente non si accorge che la stanza è estremamente automatizzata, Microdevice ha raggiunto il suo scopo, cioè agevolare la vita dell’ospite anziché complicarla. Il direttore dell’hotel, vedendo i clienti sereni, può gestire con più precisione i servizi per gli ospiti attraverso un controllo raffinato e dettagliato del lavoro del personale di servizio. Un direttore può conoscere esattamente quante volte gli addetti hanno pulito una stanza, quanto tempo hanno impiegato ecc. Inoltre un altro fattore importante, apprezzato sia dai gestori degli hotel sia dagli ospiti, riguarda la sicurezza, portata ai massimi livelli e con risposte in tempo reale.

Pubblicata su Suite 183 - Marzo 2017

Per saperne di più su: MICRODEVICE

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