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Suite intervista Alberto Lualdi

published on: 24 ottobre 2013
Suite intervista Alberto Lualdi
Suite: La profonda crisi di mercato investe pesantemente tutti i settori legati al mondo delle costruzioni. Questa situazione stimola l’ampliamento delle gamme prodotti o comunque un processo innovativo per quanto riguarda le prestazioni e le competenze formali?
Alberto Lualdi: La curva di innovazione di un prodotto ha un algoritmo esponenziale fino ad arrivare ad un momento di culmine e di successiva maturità. Restano sempre e comunque margini per l’ampliamento della gamma e l’affinamento della tecnologia, spazi di integrazione con materiali diversi e, in generale, quello che può stimolare fortemente la il cambiamento di un prodotto maturo, è la mutata sensibilità dei fruitori, del cliente. La tecnologia degli oggetti edilizi tutti, ad esempi,è stata profondamente stimolata dalla tendenza ecologica, pervasiva in ogni ambito, tanto da diventare life style globale.
Suite: Anche gli oggetti edilizi non si sottraggono alle “tendenze moda”. Qual è la relazione delle aziende di produzione con le archistar e che ritorno c’è , quando si decida di investire sui designer di fama?
Alberto Lualdi: Nessun contesto consente di essere scollegati dal mondo in cui si vive. Nel nostro caso il mix ideale è l’integrazione tra “estremo design” con altrettanto “estremo rigore di costi”.
L’esigenza di design, di “forma in fieri” deriva dall’atteggiamento del consumatore che prelude a consumi e usi e relazioni anche con l’oggetto edilizio sempre più veloci. Il produttore per allinearsi alla realtà del suo cliente, per suscitare la sua curiosità, può “giocare” con i fuoriclasse, i grandi nomi del design.
E’ evidente che più il prodotto è d’immagine, più aumenta il suo costo, ma anche, salvo eccezioni storiche – più diminuisce la sua durata che si lega non necessariamente, ma spesso, alle variabili estemporanee (colori, texture, tipologie) della moda.
La formula ideale per aziende che vogliano imporsi sul mercato è quella di mescolare prodotti che possano generare uno “zoccolo duro” di fatturato e prodotti che definiscano l’immagine istituzionale, la riconoscibilità e la visibilità dell’azienda.
Suite: L’hotellerie è uno sbocco importante per le aziende che producono porte e finestre. L’eco della crisi individua anche questo settore? E quali sono le proiezioni per quanto riguarda l’export?
Alberto Lualdi: Sotto il profilo immobiliare si tratta dell’unico ambito ancora attivo, visto la situazione di stallo del residenziale e del terziario uffici. Sono molti i fondi immobiliari dedicati agli hotel e spesso, e felicemente, le iniziative sono di investitori italiani all’estero che coinvolgono aziende italiane per la fornitura dei prodotti.
In Italia la situazione è meno vivace, la gestione famigliare degli hotel è miope, in grado di valutare situazioni e individuare soluzioni solamente a breve periodo con conseguente fermo degli investimenti. I grossi gruppi producono invece notevoli flussi e la committenza delle grandi immobiliari “fa girare” il mercato.
Suite: Expo: Expo 2015: secondo lei quali le prospettive, le opportunità per i produttori?
Alberto Lualdi: L’Expo avrebbe potuto essere, volendo essere molto ottimisti, potrebbe ancora essere un’occasione unica che scelte politiche poco attente stanno riuscendo ad affossare. Un’occasione formidabile che già stiamo perdendo: arriveremo impreparati sotto il profilo delle infrastrutture, dell’ospitalità, dell’immagine. Le proiezioni sul flusso dei visitatori sembrano improbabili, vedendo come siamo messi a meno di 2 anni di distanza dall’avvio dell’evento.
La grande qualità del design italiano, che esiste ed è così forte all’estero, è destinata a mostrare la corda proprio giocando in casa.
Unica debole speranza è che il Comitato per l’Expo sia in grado di scuotere gli attori politici e di rilanciare l’opportunità, accelerando e comprimendo i modi e i tempi dei progetti proposti.

Per saperne di più su: LUALDIPORTE

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