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Intervista a Flavio Maestrini - ideatore del concorso Young&Design

published on: 15 febbraio 2017
Intervista a Flavio Maestrini - ideatore del concorso Young&Design
Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a dare vita al premio Young&Design? 
Le motivazioni principali sono state, ovviamente, quelle di avvicinare e premiare giovani che operavano nel settore del design e la voglia di dar loro visibilità con la possibilità di guadagnare notorietà, oltre che offrire un apporto economico. Inizialmente avevo pensato di organizzare una o due edizioni, l’avevo considerato un tentativo, ma anche una curiosità di testare l’interessamento da parte dei giovani e delle aziende. 

Perché scegliere un nome composto da parole inglesi per un premio italiano con aziende italiane? 
Ho deciso di chiamare così il concorso perché “Giovani e Progetto” mi sembrava un titolo più adatto ad un convegno, oltretutto la parola design è pressoché intraducibile nella lingua italiana. In secondo luogo la scelta del nome deriva dal fatto che per vocazione avrebbe potuto diventare un premio internazionale, rivelatosi poi tale per una buona partecipazione di architetti stranieri nelle diverse edizioni. Per esempio nel 1998 una ragazza giapponese si è aggiudicata il secondo premio, nel 2002 una coreana, nel 2003 una designer brasiliana: la partecipazione dall’estero era numerosa. In tempi più recenti ha partecipato ed è stato premiato anche Jean Marie Massaud che si è poi affermato come uno dei più attivi architetti e designer nel panorama internazionale. 

Ogni anno una giuria diversa: in che modo e con quale criterio veniva scelta? 
Scegliere ogni anno una giuria diversa era un modo per conoscere come veniva concepito il design da esponenti di settori che non appartenevano specificatamente al mondo del progetto ma che potevano esserne incuriositi se sollecitati. Ciò che particolarmente mi interessava era cercare di capire gli schemi di valutazione di personaggi così diversi fra loro: proprio questa eterogeneità rendeva il tutto molto stimolante e divertente. Mettere assieme esperienze diverse era comunque utile per capire quali potevano essere i diversi canoni di valutazione di un oggetto di design.

L'intervista integrale è pubblicata sul numero di febbraio di GDAMILANO

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