Incontro Con
Sara Digiesi, BWH: «Aspettiamo le property giuste per il luxury»
In occasione della serata dedicata all’universo
WorldHotels, organizzata il 29 settembre a Milano presso Gallerie d’Italia, Sara
Digiesi, CEO Italy & South East Europe di BWH Hotels, racconta a design&contract
come stanno cambiando i comportamenti dei viaggiatori e l'offerta alberghiera,
tra WorldHotels, outdoor hospitality, ristorazione e nuove formule di
soggiorno.
Business e leisure si stanno avvicinando sempre
più. Cosa significa per gli hotel?
Il viaggio per lavoro tende sempre più a integrare componenti leisure, mentre
quello per piacere incorpora esigenze tipiche del business: ricerca di
connessioni professionali, spazi di lavoro e servizi dedicati. Anche gli eventi
sono un importante elemento di contaminazione. L'hotel deve diventare partner
delle altre componenti dell'organizzazione, contribuendo alla scoperta della
destinazione e offrendo un servizio di concierge sempre più determinante.
Il 2027 potrebbe essere l'anno dello slow travel?
Possiamo immaginare che il 2027 possa essere l'anno in cui questa tendenza si
consolida. Osservando soprattutto le generazioni più giovani, emerge una
ricerca sempre meno orientata a un lusso ostentato e sempre più a un tempo di
qualità, da dedicare alla scoperta delle unicità del territorio. È interessante
perché parliamo di generazioni tradizionalmente associate al dinamismo e alla
velocità, che sembrano invece ricercare sempre più anche lentezza e tempo.
WorldHotels non è ancora entrato pienamente nel luxury
italiano. È una scelta?
Non è che non vogliamo entrare nel luxury: stiamo aspettando le property
giuste, quelle che possano esprimere davvero il concetto di lusso. Le nostre
strutture hanno già livelli di servizio, facilities e personale qualificato
importanti, ma vogliamo che il cliente percepisca un valore coerente con quello
che riceve e con il luogo in cui si trova.
Che ruolo sta assumendo la ristorazione
nell'hotellerie?
È sempre più rilevante, a partire dal luxury ma trasversalmente in tutta
l'offerta. In Italia, in particolare, la ristorazione dell'hotel sta diventando
un elemento di grande crescita. Fino a qualche anno fa non era così comune
scegliere un ristorante alberghiero per una serata; oggi, se voglio investire
su quella serata, posso scegliere volentieri un ristorante in hotel. Conta la
cucina, ma anche l'ambiente, il servizio e il rapporto con la città. Lo stesso
vale per rooftop, cocktail bar e caffetterie, sempre più aperti anche alla
clientela esterna.
È anche questa la logica di myWO?
Sì. myWO nasce proprio per chi si avvicina all'hotel in momenti non tipicamente
legati al soggiorno, per lavorare o avere conversazioni professionali. L'idea è
offrire un ambiente con servizi, connessione e una proposta F&B adeguata.
Gli spazi sono aperti anche a chi non soggiorna in hotel.
Cresce anche il viaggio in solitaria. Come cambia
l'ospitalità?
È un trend che cresce e riguarda molto anche il segmento femminile. C'è
innanzitutto il tema della sicurezza, ma anche quello degli spazi di
socializzazione. Molti alberghi hanno introdotto momenti ed eventi durante la
giornata proprio per favorire l'incontro e la relazione.
Che riscontro state avendo con WorldHotels
Backdrop?
È stata una sorpresa positiva. Già alla prima comunicazione relativa alla
creazione del brand è arrivata una prima richiesta di adesione. Il segmento si
è dimostrato più maturo di quanto pensassimo. Spesso si considera l'outdoor
come un complemento dell'offerta dei campeggi o come un'ospitalità con canoni
più bassi; le strutture che stiamo approcciando, invece, si posizionano
direttamente su un segmento più alto e nascono con una forte attenzione alla
cura, alla ricercatezza e alla qualità.
Un altro fronte è quello delle branded residences
e dei long stay. Cosa vedete sul mercato italiano?
È un segmento che ci interessa. Ci sono molte strutture che nascono come
appartamenti con limited service, talvolta in prossimità di un hotel che
costituisce il nucleo centrale dei servizi. È una formula particolarmente
interessante per famiglie, long stay e business traveller. Anche il mercato
delle seconde case sta cambiando: cresce la richiesta di servizi che
garantiscano una corretta gestione della proprietà e che, in alcuni momenti,
consentano anche di metterla a reddito.

