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HOTEL HIVE

HOTEL HIVE
Franco Bernardini ha completato il progetto di interior design dell’Hotel Hive, il nuovissimo quattro stelle lusso situato nel centro storico di Roma, frutto di un progetto di restauro ancora in corso volto a far rifiorire uno dei più alti esempi architettonici del razionalismo romano. 
Il progetto, svolto in collaborazione con l’architetto Walter Suppressa per il progetto architettonico ed elaborato per il gruppo Blue Globe Hotels, nasce dalla conversione di un prestigioso immobile situato nel centro storico della capitale, realizzato negli anni Cinquanta su progetto dell’architetto Adalberto Libera, Leo Calini ed Eugenio Montuori. 
La forma trapezoidale del lotto, con angolo 60°, ha determinato una trama compositiva e strutturale dell’edificio basata su una griglia esagonale e moduli triangolari equilateri. La pianta di ogni piano è livera: i tramezzi sono svincolati dalla struttura portante degli imponenti pilastri cilindrici in cemento armato. L’accesso alle stanze avviene da un corridoio anulare, mentre le facciate mantengono il curtain wall originale, uno dei primi di Roma, brevettato da Libera e Calini. 
La dimensione, la collocazione e l’importanza architettica dell’edifico hanno spinto Walter Suppressa, anche sulla base dell’idea originale dell’architetto Libera, a progettare una struttura che non fosse meramente un albergo ma un edificio polifunzionale dove il fruitore possa vivere diverse esperienze. Seguendo questa logica, tutte le funzioni, dalla ricettività alla ristorazione, dal centro benessere, con spa e palestre, al centro congressi fino alle sale multimediali, sono state pensate per essere aperte anche non ospiti degli alberghi. 
L’Hotel Hive è situato lungo le pendici del colle Esquilino, uno dei sette colli su cui è stata fondata la capitale. La forte pendenza del terreno su cui insiste ha fatto in modo che l’immobile avesse tre ingressi su quote diverse. Da via Urbana, la più bassa, l’edificio si staglia in tutta la sua imponenza, con dieci piani fuori terra e uno interrato. L’ingresso da via Torino è invece situato in corrispondenza del quarto livello, mentre da via Balbo si accede al piano destinati ai piccoli congressi. 
La forma esagonale della maglia strutturale, insieme ad alcuni elementi architettonici, come la chiostrina e la scala principale, uniti alla disposizione labirintica degli spazi, hanno suggerito il nome Hive (alveare) per l’albergo, suggestione che è stata poi evocativa per alcune scelte decorative nel design degli interni. Nella conversione ad hotel, si è conservato lo spirito razionalista dell’edificio di Libera, grazie soprattutto al restauro filologico della scala centrale esagonale e della chiostrina, che è stata liberata dalle superfetazioni che ne disperdevano la semantica. Sono inoltre stati migliorati gli spazi più significativi della struttura, quali gli ingressi da via Torino e da via Balbo. 
L’edificio nel corso degli anni aveva subito notevoli modifiche distributive che avevano fatto perdere, in parte, l’idea progettuale di un edificio multifunzione. L’architetto Libera aveva progettato una struttura dove intorno alla funzione primaria degli uffici roteassero altre funzioni come negozi, autorimessa, centro di produzione cinematografica. L’elemento funzionale si rispecchiava in quello architettonico: intorno ad una scala e a una chiostrina esagonale ruotavano tutte le altre geometrie. Il punto di partenza dei progettisti è stato quindi quello di far rivivere lo stesso format che imposta tutte le funzioni secondarie intorno alla funzione ricettiva principale, dando nuova vita a quelle geometrie e destreggiandosi con le nuove normative. Il confronto, pur difficoltoso, con le amministrazioni, in modo particolare con le varie sovrintendenze, ha dato vita a un’analisi progettuale molto attenta, dove si è cercato un continuo rapporto con l’eredità razionalista dell’architetto Libera. I progettisti hanno quindi voluto rispettare lo spirito originario del progetto, anche nell’inserimento di nuovi elementi architettonici importanti, quale la costruzione di un’altra scala, anch’essa a base esagonale. 
Le stanze perimetrali seguono gli assi delle finestre del curtain wall e si snodano lungo un corridoio ad andamento anulare, orientato secondo le direttrici esagonali dell’impianto geometrico. Nella distribuzione degli spazi si è inoltre tenuto conto della maglia strutturale di pilastri e travi, basata su triangoli equilateri. Lo spazio interno più significativo dell’edificio è senz’altro la scala, a sviluppo esagonale, della quale sono stati salvaguardati e restaurati i marmi originali, i corrimani, i vetri e in generale tutto l’impianto tipico del razionalismo romano della metà del secolo scorso. La chiostrina, anch’essa a pianta esagonale, riqualificata eliminando le superfetazioni, ha permesso di realizzare uno spazio architettonico con delle logge arricchite da piante sempreverdi, rendendola una sorta di giardino verticale. 
L’hotel si sviluppa su undici piani, serviti da sei ascensori, e a ristrutturazione completa sarà dotato di circa 200 camere, spazi congressuali, spa & Wellness area, sala colazioni, roof garden, ristorante. 
L’area coperta è di circa 12.000 metri quadrati, mentre le aree scoperte sono di 1.200 metri quadrati. Il completamento di tutto l’albergo è previsto per il 2019. 
Attualmente sono stati aperti al pubblico i primi cinque piani. Al piano terra sono ospitati tutto gli spazi di accoglienza, la reception, la lounge, un bar corner, un back office e depositi per i bagagli dei clienti. La maggior parte delle camere si trova nei quattro piano sovrastanti, alcune delle quali sono aperte verso l’interno, su un cortile esagonale che ricorda lo schema compositivo generale. Il quinto piano, inoltre, accoglie l’area per le colazioni, aperta su un meraviglioso roof garden. Questa superficie è in effetti multifunzionale, e gli ospiti dell’albergo la vivono in vari modi nelle diverse ore del giorno: dalle prime colazioni la mattina, ai coffee break, agli aperitivi e quick lunch. Durante le ore serali può invece ospitare eventi, sia al chiuso sia all’aperto, godendo della vista delle cupole della basilica di Santa Maria Maggiore. 
Nell’immediato futuro apriranno le restanti camere, realizzate come le precedenti, e un intero piano destinato a spa & Wellness center, con palestre, sale per massaggi e trattamenti estetici. Prossimo all’apertura è anche il ristorante al sesto piano, che offrirà una cucina internazionale, orientata soprattutto verso la tradizione cinese di alta qualità, con l’ambizione di diventare il miglior ristorante cinese della capitale. Il centro congressi, che concluderà l’intervento con un ingresso diretto da via Urbana, avrà a disposizione una delle sale dalle dimensioni davvero imponenti, trattandosi di una ex sala di registrazione risalente ai tempi in cui Cinecittà era una delle capitali del cinema internazionale. La sala per questo motivo verrà restaurata con criteri filologici, senza varianti essenziali, ma solo con aggiornamenti tecnologici e negli arredi mobili. 

Pubblicato su Suite 191, ottobre 2018

Città: ROMA

Status: Work in Progress

Previsione fine lavori: 2019

Progettista: FRANCO BERNARDINI

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